sabato 30 luglio 2016

Cos'è il disturbo specifico della comprensione del testo

Leggere non vuol dire solo "decodificare le parole scritte" ma  comprendere ciò che c'è scritto.

Questo disturbo specifico si caratterizza da una difficoltà nel cogliere efficacemente il significato di un testo letto.
Non esiste una categoria a parte per questo tipo di difficoltà, i manuali diagnostici (ICD 10 e DSM 5) permettono però l'utilizzo dell'etichetta dislessia in questi casi, anche in assenza di un disturbo della lettura.

Le caratteristiche di questa difficoltà sono:

1) Incapacità nel ricordare le cose appena lette nel testo scritto;

2) Difficoltà nel trarre conclusioni e/o inferenze dal materiale appena letto;

3) Per rispondere a domande sul testo, si predilige l'uso di informazioni di carattere generale piuttosto che quelle presenti nel brano.

Il tutto non è riconducibile a un ritardo mentale o un deficit sensoriale.

Successo scolastico:

 Un alunno con queste difficoltà non dovrà rinunciare al suo percorso di studi, ma avrà bisogno di più tempo per lavorare sullo stesso materiale che per gli altri risulterà immediato.
Per questo è importante fornire metodi per insegnare a fare inferenze e trarre conclusioni sui testi e lavorare sulla metacognizione, così da rendere fattibili i compiti richiesti. 

Perché non c'è ancora una categoria a sè stante?

Non vi sono ancora sufficienti dati in letteratura per determinare l'indipendenza di questa difficoltà da altri disturbi. Questo è ancora un ambito da approfondire.
Questa difficoltà potrebbe essereindipendente da un disturbo della decodifica? Da un deficit della comprensione verbale? Può dipendere dalle funzioni attentive?

Attendiamo quindi nuovi dati in questo campo, così da sapere come definire questa difficoltà nei successivi manuali e quindi determinare meglio i metodi migliori per affrontarla.




Bibliografia:

-  I disturbi dello sviluppo (a cura di Stefano Vicari e Maria Cristina Caselli ed. il Mulino 2002)

- I DSA e gli altri BES indicazioni per la pratica professionale, CNOP


domenica 17 luglio 2016

Università e DSA, strumenti per sopravvivere



L'arrivo in università porta con sé il passaggio obbligato da uno studio eteroregolato a uno autoregolato dallo studente.
L'università dà per scontato che lo studente possieda già questa capacità, ma non sempre il passaggio è così semplice.

É  facile capire in cosa non riusciamo, si rivela molto più difficile capire i motivi per cui non si riesce. Entrare in università richiede quindi una riorganizzazione globale dell'attività di studio.


Le difficoltà che un DSA può affrontare possono essere aumentate da alcune variabili psicologiche e di  metodo, indipendentemente dalla diagnosi.

Ad esempio:


  • testi complicati
  • insufficiente chiarezza nelle spiegazioni
  • bassa autoefficacia
  • incapacità di organizzare il tempo
  • difficoltà nell'organizzare il materiale molto vasto



Nota bene: non vi è un metodo di studio adatto per tutti, ognuno deve scoprire il proprio metodo più efficace. Tuttavia, ogni docente dovrebbe proporre esempi pratici con diversi metodi di studio, così che ogni studente possa prendere i suggerimenti più utili per la costruzione del "proprio metodo" personale.


1. GLI STRUMENTI INFORMATICI PER L'AUTONOMIA 


Gli strumenti informatici offrono una serie di opportunità che rendono più agevole e autonomo l'apprendimento. Vi sono però delle pericoli da non dimenticare se l'utilizzo del programma non viene in modo integrato all'interno della didattica. La tecnologia può accrescere la motivazione nell'alunno.

Si potrebbe proporre:

  • La produzione di una presentazione power point sul contenuto di un libro, invece che il classico saggio/riassunto; 
  • Si possono usare le risorse web per riuscire ad apprendere più efficacemente i termini tecnici per un particolare esame;
  • Supportare l'utilizzo dei registratori che permette all'alunno di poter riascoltare le lezioni già seguite, potendo quindi integrare schemi e grafici con ciò che non si era compreso a lezione;
  •  L'utilizzo della sintesi vocale, della calcolatrice e dei programmi di videoscrittura anche  e sopratutto durante le prove d'esame.

2. IL TUTOR


È una figura che ha il compito di supportare lo studente nel suo percorso di studio, permettendo di avere pari opportunità di studio.  Il tutor didattico supporta lo studio individuale favorendo l’autonomia e indipendenza dell’alunno. 
 Bisogna cogliere le caratteristiche proprie dell’individuo per poter cogliere le reali necessità. 
Può rivelarsi un ottimo strumento per:

  •  sviluppare e potenziare le abilità di verifica, esercitando quindi la capacità di capire ciò che ha funzionato e non ha funzionato in un dato compito;  
  •  migliorare le abilità di pianificazione e organizzazione del materiale sviluppando un metodo proprio; 
  • affinare il metodo di studio a seconda della materia da affrontare. 

 3. LE MISURE DISPENSATIVE ALLE PROVE D'ESAME

 Dopo aver studiato a lungo e lavorato duramente, cercate sempre di fare in modo di essere valutati il più oggettivamente possibile. Concordate con il docente la ripartizione del programma d’esame in prove parziali, così da non avere un carico eccessivo che non vi permetterebbe di raggiungere i risultati meritati. Chiedete il cambio di modalità della prova d’esame se questa non è quella che vi permette di essere valutati in modo adeguato. Riuscite meglio o peggio negli esami orali? Le prove a domande chiuse vi mettono in difficoltà?
Nel caso di prove scritte, chiedete sempre il tempo supplementare anche se poi non doveste utilizzarlo effettivamente, meglio avere tempo in più per una correzione e darsi il proprio tempo per lavorare che non trovarsi stretti.

Il mio consiglio è questo:

L'università è un mondo nuovo quando si arriva, bisogna gestirsi da sè e si rischia di perdersi tra mille sentieri e possibilità. Preparatevi un piano, sarà il vostro filo di Arianna. Trovate i vostri alleati e i vostri strumenti per uscire da quel labirinto e sarete premiati.

Un in bocca al lupo a tutti i DSA che hanno e accetteranno la sfida, fate ciò che vi dà soddisfazione e non potrà andare male.

venerdì 15 luglio 2016

Limiti valicabili

Martedì sono riuscita a portarmi a casa anche l'ultima laurea, è stato un percorso lungo e non senza ostacoli. Tuttavia, al contrario di molte persone che , preoccupate dalla mia diagnosi, temevano non sarei riuscita nei miei obiettivi... Sono arrivata alla fine di questo percorso.
Il miglior alleato per superare le sfide siamo noi stessi e chi decide di sostenerci dandoci gli strumenti e le strategie per sopperire alle piccole difficoltà della vita.

Conoscere  i propri limiti non vuol dire rassegnarsi ma ingegnarsi a trovare un modo per superarli, una strategia, uno strumento.

venerdì 8 luglio 2016

FiorenteMente presto diventerà anche una pagina facebook

Sto lavorando per aprire la pagina facebook e renderla il più ricca e interessante possibile. Ci saranno anche alcune grandi novità....


Comprensione del testo, l'abilità dimenticata

In Italia, rispetto ad altri paesi europei, si legge mediamente meno. Questo dato sembra essere riconducibile a difficoltà nella comprensione del testo sia negli adolescenti come negli adulti.
Questa problematica potrebbe essere spiegata da un eccessivo interessa ai programmi e contenuti all'interno delle scuole italiane portando quindi a una minore attenzione allo sviluppo delle abilità trasversali basilari.

La comprensione del testo è un'abilità presente in una moltitudine di attività quotidiane come leggere le istruzioni per montare un mobile, scrivere il curriculum, leggere un bugiardino.

Anche se la maggior parte degli insegnanti ritiene la comprensione del testo come un'abilità essenziale, difficilmente si ritrova una prassi reale in questo verso nelle scuole secondarie.

L'italiano, a differenza dell'inglese, è una lingua in cui una buona capacità di comprensione non è per forza legata a buoni livelli di competenza strumentale. Vi possono essere bambini quindi con alte competenze strumentali della lingua ma con difficoltà nella comprensione e, tuttavia, vi possono essere alunni con difficoltà nelle competenze strumentali e buone capacità di comprensione della lingua.

Cosa può influenzare la capacità di comprensione del testo?

Qui di seguito vi è un elenco degli elementi da considerare per aiutare gli alunni che sono in difficoltà.
  • La motivazione, influenza l'atteggiamento che il bambino ha nell'approcciarsi al testo;

  • Le conoscenze pregresse, influenza il modo in cui si  può cogliere i collegamenti  e i riferimenti con cui si elabora il significato del testo;

  • La metacognizione, l'insieme delle idee attendibili su ciò che significa leggere e di quali funzioni di monitoraggio del processo sono adeguate allo scopo;

  • La memoria di lavoro, consente la selezione delle informazioni rilevanti all'interno del testo e da "tenere a mente" per poi trasformarle e rinnovarle;
 Un altro elemento influenzante è il livello d'istruzione dei genitori. Diverse ricerche hanno evidenziato come vi sia una relazione costante tra livello di istruzione massimo all'interno della famiglia e il numero delle risposte esatte in una prova di comprensione dell'alunno. La scuola non è quindi capace di ridurre la distanza nella prestazione tra alunni con diversi livelli d'istruzione famigliare.

Tenendo in considerazione gli elementi sovraesposti e con un impegno formale all'interno delle scuole si può migliorare la capacità di comprensione del testo tra gli alunni italiani.



Bibliografia: 

-Carretti, Caldarola, tencati, Cornoldi (2014) "improving reaging comprehension in reaging and listening settings: the effect og two training programs cofusing on metacogntion and working memory", british Journal od psuchology.




mercoledì 29 giugno 2016

Dislessia e pensiero divergente

Il  pensiero divergente, inteso come la spinta a pensare e comportarsi  diversamente da come la maggior parte delle persone fa, permette di produrre qualcosa di nuovo e unico.

Le persone con dislessia sembrano propense a pensare in modo creativo, ma perchè? 
Vi sono tre posizioni principali:

1) Alcuni sono dell'opinione che questa caratteristica sia attribuibile a una marcata attitudine nel formare rappresentazioni mentali visive, caratteristica correlata alla creatività.

2) Un'altra posizione collega la creatività all'utilizzo di strategie d'elaborazione globale, percependo quindi prima l'insieme nella sua totalità.

3) L'ultima posizione sostiene che i soggetti con dislessia evolutiva, avendo difficoltà con il codice verbale che è il principale canale con cui vengono diffuse le idee consolidate, abbiano una spinta ad utilizzare modi non convenzionali di pensare.

Qualsiasi sia il meccanismo alla base, rimane comunque assodato che la continua necessità di escogitare strategie per compensare e superare i propri punti di debolezza incoraggia maggiormente a ricercare soluzioni personali, favorendo quindi il pensiero divergente.

Vi sono diversi studi in letteratura che mostrano la presenza di caratteristiche cognitive che possono rivelarsi  proficue.

alcuni esempi:

- in uno studio condotto in classi delle scuole medie, alunni con dislessia avevano una maggiore propensione a formare combinazioni inusuali tra diversi elementi.

- Adulti con dislessia sono più capaci nell'individuare usi non convenzionali con oggetti d'uso comune.

La dislessia non è soltanto una fonte di ostacoli, se si ha il giusto atteggiamento e si lavora si sulle difficoltà ma sostenendo le capacità e le caratteristiche individuali, una diagnosi può diventare una fonte di resilienza (capacità di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà).

Perché quindi non utilizzare il pensiero divergente nelle attività da proporre in classe per rinforzare e motivare il piacere della lettura?


Bibliografia:

- "Io penso creativo: valutare e potenziare gli aspetti creativi del pensiero", Giunti

- "Visual Learning and the brain: immplications for Dyslexia" Matthew H. Schneps, L. Todd Rose, and Kurt W. Fische.

- "Dyslexia linked to talent: Global visual-spatial ability". Brain andLanguage.

- "Reading and dyslexia: visual and attentional processes", 1999, Everatt et al.

-"Gli studenti con dislessia sono creativi?" Manzoli S., Cancer A.

Per gli insegnanti: "Sviluppare il pensiero flessbile. Percorsi interdisciplinari nella scuola primaria", Erickson.






mercoledì 22 giugno 2016

La musica migliora le capacità di lettura nella dislessia?


Il ritmo è una caratteristica presente in molte attività, la lettura, i compiti motori e ovviamente le attività musicali.
Alcuni studi in letteratura evidenziano come oltre alle difficoltà di lettura e di motricità fine, le persone con dislessia evolutiva abbiano anche delle difficoltà nel sequenziamento temporale e di sincronizzazione. Partendo da questi dati si è studiato quindi l'effetto delle attività musicali sulle abilità di lettura. I risultati suggeriscono che suonare uno strumento migliorerebbe le abilità di lettura se le attività di lettura sono ovviamente affiancate agli esercizi logopedici.

Per esempio,  in un compito di spelling erano visibili migliori risultati se al bambino viene insegnato a toccare il numero di sillabe in una parola; io stessa ho iniziato a utilizzare e utilizzo ancora oggi questo metodo per riuscire a trovare nelle parole le doppie o alcuni suoni che trovo difficili da individuare.
Anche il canto sembrerebbe un modo naturale di rallentare i segnali vocali e potrebbe dimostrarsi utile per i bambini dislessici.
È ben noto che la conoscenza dei bambini di filastrocche, un'attività di canto ritmico,  è fortemente collegata alla loro consapevolezza fonologica.

Aver iniziato a suonare uno strumento da piccola mi ha aiutata a trovare nuove strategie con cui affrontare le difficoltà di ogni giorno legate alla mia diagnosi. C'è molta ricerca ancora da fare sull'argomento ma per i dati che sono disponibili fino ad ora, questo dato sembra essere confermato.
Suonare uno strumento è stato per me un'occasione di messa in discussione dei limiti che mi erano stati posti fino a quel momento, imparare a leggere uno spartito è come imparare una nuova lingua dove però non devi leggerla ma pronunciare i suoni con le dita.

Sono presenti diversi programmi basati sulla musica, sopratutto nei paesi anglofoni e sono costruiti tenendo conto anche possibili difficoltà di concentrazione, di sequenziamento, della coordinazione motoria e di memorizzazione. Alcuni degli approcci educativi sono: Growing with Music (Stock and Maddocks, 1992), Johansen Sound Therapy (Johansen, 2000) e Ladders to Literacy (O’connor et al., 1998).

Riferimenti bibliografici:

-Music training increases phonological awareness and reagind skills in develpmental dyslexia. A randomized control trial.  Flaugnacco, Lopez, Terribili.

- Flaugnacco, E., Lopez, L., Terribili, C., Zoia, S., Buda, S., Tilli, S., Monasta, L., Montico, M., Sila, A., Ronfani, L., & Schon, D. (2014). 52  Rhythm perception and production predict reading abilities in developmental dyslexia. Frontiers in Human Neuroscience

-Goswami, U. (2011). A temporal sampling frame work for developmental dyslexia. Trends in Cognitive Sciences, 15(1), 3-10

-Rosen, S., & Manganari, E. (2001). Is there a relationship between speech and nonspeech auditory processing in children with dyslexia? Journal of Speech, Language and Hearing Research, 44, 720-736.

-Stocks, M. and Maddocks, A. (1992) Growing with Music. Longman Group, Harlow, Essex.

-Thomson, J. M., Fryer, B., Maltby, J., & Goswami, U. (2006). Auditory and motor rhythm awareness in adults with dyslexia. Journal of Research in Reading, 29(3), 334-348.